I frutti di anni di lavoro, anni in cui l’azienda ha rappresentato una seconda casa, sono risultati e successi importantissimi e, in quanto tali, vanno tutelati e meritano un futuro lungo e prosperoso. E perché il futuro possa essere controllabile, bisogna pensare a come affrontare i grandi cambiamenti che l’azienda può incontrare.

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Lasceresti davvero decidere ad altri il futuro del tuo patrimonio?

Parlando di cambiamenti… il passaggio generazionale è uno di questi: può essere una grande opportunità per sviluppare l’impresa nel tempo, ma, affinché sia un processo efficace, va pianificato. Al contrario, senza un minimo di organizzazione prospettica, si rischia di non poter controllare il destino della propria impresa.

Per capire quanto sia necessaria la pianificazione, prendiamo ad esempio il caso di decesso dell’imprenditore (che in caso di successione è denominato de cuius). Senza alcun tipo di disposizione e strumentazione giuridica specifica, la successione del patrimonio del de cuius sarebbe regolata dalle norme del codice civile secondo la cosiddetta successione legittima.

Il codice civile indica le categorie dei legittimari e, in sostanza, dispone che il patrimonio venga distribuito tra i parenti più stretti secondo determinate proporzioni; facciamo alcuni esempi:

Se il de cuius lascia un solo coniuge (non ha figli né fratelli) allora l’intero patrimonio resterà al coniuge stesso;

Se il de cuius lascia un coniuge e due o più figli il patrimonio sarà attribuibile per 1/3 al coniuge e per i 2/3 ai figli in parti uguali;

Se il de cuius lascia un coniuge, niente figli ma ha diversi discendenti, il patrimonio dovrà distribuirsi per i 2/3 al coniuge e per 1/3 ai discendenti legittimari…

(sorvoliamo esempi con ascendenti o collaterali meno prossimi).

Dunque, soprattutto quando si è imprenditori e proprietari di un’impresa (che fa parte del patrimonio personale) si deve pensare “voglio davvero che tutti i figli abbiano uguale parte del patrimonio?”, “voglio davvero che nessuno, oltre le persone che la legge riconosce come legittimari, abbia parte del patrimonio?”, “se i legittimari vanno bene per me…le percentuali sono davvero come le voglio io?”.

Per guidare, almeno in parte, la successione del proprio patrimonio, è già sufficiente un semplice testamento. Il testamento, infatti, si manifesta già come segno e volontà di pianificazione e organizzazione del destino dell’impresa e del patrimonio e può essere olografo (scritto interamente a mano, datato e firmato), pubblico (redatto dal notaio davanti a due testimoni) o segreto (scritto, messo in una busta chiusa e depositato presso il notaio che redige un verbale).

Con il testamento si può riservare una parte del patrimonio, c.d. quota disponibile, così da poterla attribuire a proprio piacimento (ovvio che la legittima resta e non può essere lesa, ma le percentuali sono più ridotte così da non impegnare l’intero patrimonio).

Facciamo alcuni esempi:

Se il legittimario è un solo figlio o soltanto il coniuge, il patrimonio è riservato per il 50% ai suddetti e resta disponibile per il 50%;

se i legittimari sono un figlio e il coniuge, il patrimonio è per 1/3 del coniuge, per 1/3 del figlio e per 1/3 quota disponibile;

se i legittimari sono il coniuge e 2 figli, le quote sono di 1/4 per il coniuge e 1/4 per ogni figlio;

se i legittimari sono il coniuge e più di 2 figli, le quote sono 1/4 per il coniuge, 1/2 da dividere in parti uguali tra i figli e 1/4 quota disponibile;

se i legittimari sono più di 2 figli, 2/3 del patrimonio sono da dividersi in parti uguali tra i figli e 1/3 resta quota disponibile.

La quota disponibile permette, ad esempio, all’imprenditore di poter dare una maggior “fetta” del patrimonio ad uno solo tra più figli e questa scelta potrebbe derivare dal fatto che solo uno dei figli è interessato e coinvolto nell’azienda di famiglia, o perché magari solo quel figlio ha le capacità per poter assumere il ruolo di leader nell’impresa.

Con qualche piccolo esempio, si è voluto mostrare come un semplice strumento quale il testamento può essere già un forte contributo all’organizzazione del passaggio generazionale dal momento in cui l’imprenditore viene a mancare, potendo così garantire la volontà e le intenzioni di colui che ha fondato e formato il patrimonio.

La donazione, primo passo verso la pianificazione

Uno dei possibili modi per disciplinare a grandi linee il passaggio generazionale, oltre alla successione in presenza di testamento, è rappresentato dalla donazione. Si tratta di un segno evidente di pianificazione poiché, ancora più della successione con testamento, disciplina in anticipo come verrà distribuito il patrimonio dell’imprenditore.

Ovvio è che, in ogni caso, non va lesa la parte rappresentante la legittima, ma attraverso la donazione è possibile suddividere il patrimonio in valori equivalenti che potrebbero rappresentare per alcuni successori il valore delle quote aziendali mentre per altri la quantificazione delle stesse espressa in denaro.

Va posta l’attenzione ai diritti dei legittimari poiché questi, nel caso lo ritenessero opportuno, potrebbero impugnare la donazione (così come un testamento che non tenga in considerazione la legittima) e vedersi riconoscere la parte del patrimonio ad essi dovuta.

La donazione, a differenza del testamento, permette all’imprenditore, di poter vedere con i propri occhi la realizzazione del passaggio generazionale e di uscire gradualmente dall’azienda lasciando autonomia via via crescente ai successori.

Si può, con questo strumento, proteggere il patrimonio attraverso l’adozione di clausole che escludono soggetti indesiderati all’interno del patrimonio (soprattutto aziendale) e, inoltre, l’imprenditore può riservarsi dei diritti particolari sul patrimonio donato oltre che un certo potere decisionale in ambito aziendale.

Dal punto di vista fiscale, è bene pianificare per tempo la donazione poiché, come la successione e i patti di famiglia, ora ricade in una disciplina agevolata attraverso l’applicazione di franchigie, che vedono imposte molto ridotte (o addirittura azzerate se si prosegue l’attività per più di cinque anni e in presenza di altre determinate condizioni).

Inoltre, visto l’andamento “adattivo” dell’Italia che tende sempre più ad allinearsi con le discipline europee, sarebbe opportuno approfittare ora di questo regime favorevole alla continuità aziendale che attualmente pone l’Italia in una posizione privilegiata circa le operazioni di successione e donazione (per quanto riguarda le imposte).

Si può fare di più: patti di famiglia e trust, pianificazione più profonda

Uno strumento molto efficace per agevolare e disciplinare il passaggio generazionale è un tipo di contratto spesso utilizzato per altre finalità estranee a quelle aziendali e più attinenti alla sfera dei beni personali; stiamo parlando del patto di famiglia.

Il patto di famiglia è un contratto e, alla sua stipula (relativamente all’ambito aziendale), devono prendere parte:

  • l’imprenditore;
  • il discendente a cui l’imprenditore ha intenzione di trasferire l’impresa di famiglia, considerando che il beneficiario può essere solo un discendente dell’imprenditore stesso quali figli e nipoti (figli dei figli)